Elezioni 2010: ha perso la democrazia
Le elezioni le ha vinte la destra, non c’è dubbio. La sinistra perde il governo di Regioni importanti, dal Piemonte al Lazio alla Campania, e resiste solo dove ha il suo insediamento storico più forte, con la bella eccezione della Puglia di Vendola. Soprattutto, ha perso la democrazia. Il dato più evidente è l’astensionismo, mai così alto. La prova che una società disorientata e stremata dalla crisi, stanca di un ceto politico sempre meno credibile, può anche cedere alla rassegnazione, avvertire l’esercizio della democrazia come un lusso a cui rinunciare.
La destra ha fatto di queste elezioni un referendum sulla leadership del principe. Ha parlato d’altro per non affrontare i problemi reali del Paese che non sa risolvere. Ha forzato fino all’ultimo le regole del gioco, ha soffiato sul fuoco delle paure e sulla rabbia della gente. Il trionfo leghista in tutto il nord, lo stesso exploit delle liste di Grillo, confermano che guadagna consensi soprattutto chi più concede agli umori dell’elettorato arrabbiato. Il voto di protesta prevale sulla costruzione di un progetto politico. Non basta il disagio diffuso che pure si avverte nel Paese perché questo si traduca in una spinta positiva per l’alternativa. Bisogna che qualcuno raccolga la domanda di cambiamento, che offra la prospettiva di un progetto credibile.
Ma l’esito del voto non deve trarre in inganno, solo pochi mesi fa la destra poteva aspirare a un successo ben più pesante. Dal confronto con le europee emerge un’inversione di tendenza. Ci vuole tempo. La prima condizione per offrire un’alternativa di governo al Paese è ricostruire, nel rispetto delle differenze, uno schieramento unitario del centrosinistra in grado di proporre un’idea di futuro. La Francia dimostra che la sinistra può vincere se in nome di obbiettivi comuni rinuncia alla sua vocazione suicida a disgregarsi. Si è perso molto tempo, per incertezze, politicismi, velleitarismi e personalismi. E’ l’ora di reagire, ripartire dalla fatica di stare in mezzo alla gente, nei territori, dentro le contraddizioni del nostro tempo, e da lì ricostruire la consapevolezza che si può fare una società diversa.




Mercoledì 17 marzo – ore 18.30






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