Archive for Gennaio, 2010

L’Arci aderisce al sit-in del 30 gennaio in difesa della Costituzione

Martedì, Gennaio 26th, 2010 at 9:59 am

L’Arci di Forlì aderisce al presidio in difesa della Costituzione organizzato da Il Popolo Viola e dal Comitato 30 gennaio, previsto per il 30 gennaio davanti alla Prefettura di Forlì, dalle 16 alle 18.

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by Michele

Haiti: sui più poveri, la tragedia più grande. Attiviamo la nostra solidarietà!

Lunedì, Gennaio 25th, 2010 at 2:35 pm

Un immane numero di vittime, una città di due milioni e mezzo di persone distrutta, crollati gli ospedali, le scuole, i palazzi istituzionali e le case.
Il grande terremoto di Haiti ha colpito il paese più povero dell’America Latina, uno dei più poveri del mondo, dove l’ottanta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
Un ultimo tragico capitolo si aggiunge ai tanti drammi con cui la storia ha colpito questo piccolo paese.
Haiti, sulla parte orientale dell’isola che vide il primo approdo di Cristoforo Colombo, fu uno dei crudeli luoghi del genocidio indigeno e della schiavitù africana, la patria di una grande rivolta schiava.
La prima colonia nera indipendente, che sostenne in tutto il mondo la causa abolizionista, al suo interno ha vissuto una dolorosa e lunghissima catena di guerre civili, colpi di stato, dittature, catastrofi naturali, epidemie.
Sotto le macerie di Port-au-Prince sono morti anche operatori umanitari internazionali, dipendenti civili e militari delle Nazioni Unite impegnati per la stabilità, la sicurezza, la vita e la salute della popolazione di Haiti.
Già dalle prime ore in tutto il mondo si è attivata la catena della solidarietà.

Attiviamo subito la nostra solidarietà.

I fondi per gli aiuti di emergenza possono convergere sul conto corrente bancario di Banca Popolare Etica di Attivarci intestato ad Arci Cultura e Sviluppo, Via dei Monti di Pietralata 16, 00157 Roma, con la causale “emergenza terremoto Haiti” ( Iban: IT96 N050 1803 2000 0000 0508 080).

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by Michele

L’umanità smarrita nel deserto dei diritti

Lunedì, Gennaio 25th, 2010 at 2:34 pm

A Rosarno si è scritta una pagina orrenda della storia italiana. Braccianti immigrati trattati come schiavi, spogliati di ogni diritto e della dignità di esseri umani, costretti a vivere in fatiscenti ricoveri di fortuna, sottoposti ad arbitri e vessazioni. E poi la disperata ribellione, le tensioni, la rappresaglia, la caccia all’immigrato con spranghe e fucili, fomentata dalle cosche che controllano il territorio. Episodi che evocano i disordini razziali di un’America d’altri tempi. Una tragedia annunciata, in territori ad altissima densità di immigrazione, devastati dalla miseria e saccheggiati dalla malavita, trasformati in deserti dei diritti dalla latitanza delle istituzioni.
Servono a poco gli appelli a fermare la violenza e le lacrime compassionevoli per le vittime dello sfruttamento. Preoccupa l’indifferenza di un Paese che pare incapace di ribellarsi a tanta illegalità. è vergognosa l’ipocrisia di chi ha finto di non sapere che tanta nostra agricoltura si regge ancora sul caporalato e sul lavoro nero. Ci indigna il cinismo di un Governo che non sa fare altro che puntare il dito contro le vittime invocando più repressione nei loro confronti.
Rosarno dimostra quale miscela esplosiva possa prodursi quando il razzismo istituzionale della ‘tolleranza zero’ si salda con l’esasperazione di popolazioni abbandonate dallo Stato e in balia dei poteri criminali. Svela il fallimento di una politica sull’immigrazione che impedisce gli ingressi regolari e produce clandestini da offrire all’economia illegale. Mette a nudo la crisi culturale di un Paese che smarrisce i valori dell’umanità e del vivere comune, la capacità di dar senso a parole come solidarietà e uguaglianza.
Ora tutti sappiamo e non possiamo far finta di niente. Anche il Governo dovrebbe capire che non è più il tempo della propaganda, che urge l’impegno comune di istituzioni e organizzazioni sociali per ricostruire le basi dell’integrazione e della convivenza, combattere lo sfruttamento e l’illegalità, risvegliare la coscienza civile del Paese e una politica capace di risposte adeguate alla gravità dei problemi.

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by Michele