L’Arci e la situazione politica italiana
Le elezioni politiche anticipate si svolgeranno in una situazione di forte instabilità e incertezza politica, con preoccupanti segnali sul piano economico, sociale, culturale. Allo stillicidio di morti sul lavoro e al relativo sdegno della maggioranza dei cittadini si contrappongono le compatibilità di un modo di produrre orientato da una visione irresponsabile del profitto capitalistico, e la crisi morale e civile di un paese disposto (in alcuni suoi importanti ambienti) a mettere in discussione conquiste in campo legislativo e aspetti fondamentali del patto di cittadinanza. Si diffondono intanto posizioni e visoni della società estreme, parziali, profondamente intolleranti e irrazionali, che vanno tenute sotto controllo e sorveglianza critica. In questo contesto, è stato a nostro avviso un danno per il paese l’interruzione prematura della legislatura (dovuta alle contraddizioni del centrosinistra), proprio nel momento in cui ad una dura fase di risanamento poteva seguire un’azione di redistribuzione a favore dei redditi più bassi e dei ceti in difficoltà. Molti grandi temi restano sul tappeto e non si sa di fatto se saranno parte dell’agenda di una qualche forza politica di governo: la riforma istituzionale, quella della pubblica amministrazione, una nuova legge che disciplini in modo realistico e civile l’immigrazione, le unioni civili, la riorganizzazione del sistema associazionistico. E si potrebbe continuare.
Come altre volte nella storia italiana, si ripartirà da zero, e questo, nella nostra situazione, non è un bene. I responsabili di tutto ciò sono noti. Non c’è pertanto da stupirsi della stanchezza di molti cittadini nei confronti di certa politica. Ci auguriamo che la vita di questo paese non sia mai più vittima dei ricatti di nessuno: di partiti piccoli o familiari, ma anche di formazioni di massa condizionate da volontà e interessi particolari, personali, di gruppi ed élites dirigenti, o presunte tali. Ogni riferimento alla realtà empirica è tutto, tranne che casuale. D’altra parte, però, non sono i cittadini a decidere, esercitando il proprio diritto/dovere elettorale? Eppure, questo non impedisce che un certo potere mediatico, con un buon marketing politico possa poi conquistare il governo della società ed esercitare un totalitarismo a bassa intensità, senza violenza fisica, difensore della libertà, dell’uguaglianza, del benessere. Dei “valori”. A Friendly Fascism, con il sorriso stampato sulla faccia: un’ipotesi così irrealistica?
L’Arci non darà indicazioni di voto, ma non rinuncerà per questo a portare il suo contributo per scongiurare il ritorno della destra, e per far ripartire la prospettiva del cambiamento nel senso di una maggiore giustizia sociale ed economica. Ci confronteremo con tutte le forze di un centrosinistra che oggi si presenta diviso, e lo faremo a partire dai temi su cui lavoriamo quotidianamente: promozione della cultura e della socialità, pace, ambiente, welfare, diritti civili, laicità. Ribadire in questa fase l’indipendenza e la pluralità dell’Arci - nel rispetto delle diverse opzioni di soci e dirigenti - significa entrare nel confronto politico con i nostri contenuti, ponendo anzitutto l’esigenza di un nuovo rapporto fra politica e società civile. Significa poi rivendicare tanto nei confronti del PD che della Sinistra Arcobaleno un rapporto leale e di pari dignità. Per il rinnovamento del Paese non serve un terzo settore frammentato e subalterno alla politica, ma un associazionismo realmente autonomo e rappresentativo, capace di animare le relazioni sociali e la discussione pubblica, di ricostruire cultura civile a partire dalle comunità, dai luoghi di vita e di incontro delle persone.
Al di la delle divisioni dei partiti, i circoli Arci sono spazi liberi e aperti ai cittadini impegnati per il bene comune, politicizzati o non, laici o cattolici, riformisti o radicali. Sono un’opportunità per sapere e capire, partecipare, essere protagonisti delle scelte. Per questo, priorità dell’Arci nella prossima fase sarà quella di rafforzare il proprio patrimonio associativo con interventi opportuni, ma sarà anche di aprire nuovi canali di comunicazione, creare nuove occasioni di incontro. È questo il senso del nostro slogan “svegliamoci e sogniamo”: svegliamoci per reagire allo strisciante sfacelo e alla paura diffusa, ricominciamo a sognare, a costruire un futuro migliore, una vita activa e “buona” nel tempo di lavoro e in quello libero dal lavoro. Siamo convinti che dovunque in Italia, anche nel nostro territorio sia in atto una rivoluzione nel rapporto tra politica e società, un cambiamento portato avanti da molti uomini e donne, di qualsiasi età e condizione sociale, che reagiscono alla disillusione, al cinismo, e si mettono in gioco per muovere acque stagnanti, per cambiare, rinnovare, movimentare. La nostra associazione sostiene questa rivoluzione pacifica, e intende portare il proprio contributo con un lavoro quotidiano, con migliaia di attività sociali, culturali, solidali, consapevole che non tutto si esaurisce con il voto, e che anche dopo il 13 e il 14 aprile ci sarà molto da fare. E noi cercheremo di farlo con equilibrio, perché pensiamo che il paese abbia bisogno di questo.