
Mobilitare la società, cambiare l’Italia.
Arci Forlì a Congresso: ripartiamo dai nostri spazi, dai giovani, dalla cultura
Il Congresso nazionale ordinario dell’Arci si svolgerà a Cervia dal 23 al 26 febbraio prossimo. È in discussione nei circoli e nei congressi territoriali il documento presentato dal Presidente Nazionale Paolo Beni, successo a Tom Benetollo dopo la sua prematura scomparsa nel giugno 2004. Si tratta di un momento importante per la nostra associazione, per definire una serie di progetti e idee guida per i prossimi anni. Ed anche in vista delle Elezioni Politiche di aprile, l’Arci vuole dare un contributo alla possibilità di cambiare questo paese, mettendo in campo le sue proposte (ben sintetizzate dalla Campagna “Cambiare si può”, lanciata assieme a altri movimenti).
A Forlì, il Comitato Territoriale terrà il suo Congresso il 7 febbraio, presso il Circolo Ex-Machina. Oltre alla discussione sui temi nazionali e alla votazione dei documenti ed ordini del giorno, è l’occasione per fare il punto rispetto al lavoro svolto negli ultimi anni, tenendo sempre al centro la questione degli spazi: per la cultura, per la socialità, per la solidarietà e la pace. Per i giovani e i meno giovani. Sugli spazi, sulla loro salvaguardia e disponibilità, sulla loro apertura a varie esigenze si è cercato di intervenire. Questa la mission del Comitato Forlivese a supporto del lavoro sul campo delle sue realtà circolistiche più significative e impegnate sul campo. I risultati sono visibili nella struttura di Viale Spazzoli 49-51 a Forlì, un punto di riferimento con più di 1600 soci sul totale di 8800 del territorio: riapertura del circolo giovanile Ex-machina con stagioni musicali di livello, apertura della Scuola di Musica CosaScuola, corsi di ogni tipo in collaborazione con associazioni e cooperative, le iniziative sul Teatro e il “Cinema per i Diritti”. E poi le altre cose,
la Festa della Musica, le collaborazioni con Istituto Gramsci e Sinistra Ecologista (dibattiti sul tema decrescita), la conferma dell’Area Sismica come luogo di musiche extra-ordinarie, il lavoro sul libro svolto dal Basso Investimento, e poi le tomobole, le bocciofile, le gite, i giochi…che continuiamo a preferire, come diceva Tom e senza alcuna polemica o snobismo, a qualsiasi ipermercato.
I nostri Circoli. Le Case del Popolo, che vorremmo diventassero “dei Popoli”, non per stravolgere una storia, ma per esaltarla e rinnovarla. La costruzione di una rete associativa complessa e diversificata, capace di rispondere alle esigenze della contemporaneità. Le attività, le passioni, le idee. La necessità di tener botta e di essere uniti per raggiungere un obiettivo e difendere le proprie “conquiste”, fino a esaurimento di forze e risorse disponibili, se serve. Questi sono i punti fermi dell’Arci, almeno in questa zona. E se, senza dubbio c’è tanto da fare, errori da rimediare, limiti da abbattere, rapporti da approfondire con la società e le istituzioni, la strada è questa: stare dentro alle cose, cercare di esserci per quanto possibile. Non sempre è stato così, ma le cose possono cambiare, e lo si è visto in questi anni: forse poco, sempre meno delle speranza, sempre più della realtà di prima. E di questo l’Arci ringrazia i suoi soci e qualsiasi compagno di strada.